Il mondo dell’università italiana attraversa una fase di continue riforme legislative. La causa ultima risiede nella richiesta da parte della società che l’università , finanziata (ma sempre meno, in verità negli ultimi anni) dallo Stato, ‘renda conto’ dell’efficacia delle sue attività in relazione alle sue finalità e ricadute d’interesse pubblico. Nondimeno, le riforme sono accompagnate da comunicazioni volte a screditarla. Per valutare l’attuazione delle riforme è indispensabile fare attenzione ai temi della governance e dell’accountability dell’università , e porli in relazione ai due principi di autonomia e di responsabilità sociale. Vi sono differenti impostazioni a tale proposito. Da un lato, vi è l’interpretazione dei cambiamenti secondo schemi di governance che tengono in considerazione la natura di bene pubblico dei prodotti, i costi e i benefici della cooperazione tra diversi stakeholder in un contesto di investimenti specifici e complementarietà essenziali tra il capitale umano impiegato in didattica e ricerca, l’incompletezza dei contratti con i relativi rischi di opportunismo, e soprattutto la necessità di bilanciare molteplici interessi. Il che rende l’università un’organizzazione che richiede una governance multi-stakeholder e democratica, nel senso che la governance serve a raggiungere equi bilanciamenti tra interessi e impedisce l’abuso di un potere sull’altro.
(Dalla presentazione del volume)

